Per molto tempo, il mondo delle neuroscienze ha sostenuto che una persona non potesse essere sia autistica che ADHD. Le due condizioni venivano considerate mutualmente esclusive, come due rette parallele che non si incontrano mai. Fortunatamente, la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante, e oggi sappiamo che questa convinzione era errata. Il termine AuDHD è emerso per descrivere la co-occorrenza di Autismo e Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività in una stessa persona.
Comprendere l’AuDHD significa riconoscere che non si tratta della semplice somma di due condizioni, ma di una complessa interazione che crea una neurotipologia unica, con sfide e punti di forza specifici. Questo articolo esplora i sintomi, le difficoltà e le potenzialità di chi vive con questo funzionamento neurologico.
Il mito della “esclusione reciproca” tra autismo e ADHD era basato sulla visione stereotipata delle due condizioni. Si pensava che l’autismo si manifestasse con una ricerca di routine, un’attitudine metodica e un’attenzione focalizzata, mentre l’ADHD fosse l’esatto contrario: disorganizzazione, impulsività e difficoltà a mantenere la concentrazione.
Questo approccio, tuttavia, non considerava la varietà e la complessità di entrambi gli spettri. L’ADHD non si limita a “distrazione”, ma riguarda anche la regolazione emotiva e l’iperfocus. L’autismo non è solo “meticolosità”, ma può includere anche difficoltà nelle funzioni esecutive e una profonda sensibilità sensoriale. L’AuDHD dimostra che questi tratti non si annullano a vicenda, ma possono intrecciarsi in modi sorprendenti, creando un profilo neurodivergente che è molto più della somma delle sue parti.
La vita con l’AuDHD può essere descritta come un’eterna lotta tra due forze opposte: la spinta alla struttura e la tendenza al caos. Le persone AuDHD possono trovarsi in una situazione di conflitto interno costante, dove i tratti di una condizione aggravano o mascherano quelli dell’altra, a volte vivendo come sulle montagne russe, o possono invece vivere in una situazione in cui i due funzionamenti su alcuni aspetti si compensano l’uno con l’altro mentre su altri si sommano.
Un individuo AuDHD può sentire un forte bisogno di routine e stabilità tipico dell’autismo, ma allo stesso tempo lottare contro la disorganizzazione e l’impulsività dell’ADHD, rendendo impossibile mantenere un programma rigido. Questo può portare a un’enorme frustrazione e a un senso di fallimento. Ad esempio, si può desiderare ardentemente di pianificare la giornata, ma non riuscire a iniziare il primo compito a causa della “paralisi da ADHD”.
L’iper-sensibilità emotiva, un tratto comune nell’ADHD, può essere amplificata dalle intense reazioni emotive dell’autismo di fronte a cambiamenti inaspettati o sovraccarichi sensoriali. Questa doppia sensibilità rende la regolazione delle emozioni estremamente difficile e può portare a reazioni intense e imprevedibili, un fenomeno spesso definito come disregolazione emotiva.
Il mascheramento sociale è una strategia comune per le persone autistiche e per quelle ADHD per integrarsi in contesti neurotipici. Per un individuo AuDHD, questo processo è ancora più estenuante. La necessità di mascherare i tratti autistici (come la difficoltà a sostenere lo sguardo o la stima delle espressioni facciali) si scontra con l’impulsività e la disattenzione tipiche dell’ADHD, portando a errori sociali e a un’enorme stanchezza.
Riconoscere l’AuDHD è una delle maggiori sfide per i professionisti della salute mentale. I sintomi di una condizione possono mascherare quelli dell’altra, portando a diagnosi incomplete o errate.
È per questo motivo che una diagnosi completa e accurata richiede una valutazione da parte di esperti che comprenda sia la complessità dell’autismo che quella dell’ADHD.
Nonostante le immense sfide, l’AuDHD non è solo una lista di difficoltà. Al contrario, la combinazione di questi due cervelli neurodivergenti può portare a punti di forza unici e potenti.
Vivere con l’AuDHD richiede un approccio mirato e personalizzato. Riconoscere e accettare la propria neurodiversità è il primo passo cruciale.
Comprendere l’AuDHD è il primo passo per valorizzare una neurodiversità ricca di sfide, ma anche di potenziale inesplorato.
Se sospetti una neurodivergenza, rivolgiti a professionisti psicologi, psicoterapeuti, psichiatri specializzati nelle neurodivergenze.
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