Nel vasto universo della neurodivergenza negli adulti – che si tratti di ADHD, Autismo, Plusdotazione, Disprassia o DSA – esiste un’esperienza comune e spesso silenziosa, ma profondamente impattante: il fenomeno del “masking”, o camuffamento. Non è solo un adattamento superficiale, ma una complessa strategia di sopravvivenza che molte persone neurodivergenti adottano per navigare in un mondo prevalentemente neurotipico. Ma qual è il costo invisibile di questa “performance” quotidiana?
Il masking, in sintesi, è l’atto più o meno consapevole di sopprimere o nascondere le proprie caratteristiche neurodivergenti naturali per conformarsi alle aspettative sociali e professionali neurotipiche. Non si tratta di semplice educazione o adattabilità (qualità importanti per tutti), ma di uno sforzo cognitivo ed emotivo costante per apparire “normali” o “come gli altri”.
Per un adulto con ADHD, potrebbe significare forzare un contatto visivo intenso, nascondere l’iperattività interna o simulare attenzione in riunioni estenuanti. Per una persona autistica, potrebbe tradursi nell’imitare espressioni facciali, forzare conversazioni non naturali o sopprimere stimming (movimenti auto-stimolatori) in pubblico. Un plusdotato potrebbe “dumb down” (fingere di essere meno intelligente) per non intimidire, mentre chi ha DSA potrebbe sviluppare strategie estenuanti per nascondere difficoltà di lettura o scrittura.
Le motivazioni per il masking sono profonde e spesso derivano da esperienze passate di incomprensione, giudizio, rifiuto o bullismo. Il desiderio di appartenenza, di trovare lavoro, di mantenere relazioni o semplicemente di evitare situazioni spiacevoli, spinge a costruire e indossare una maschera. In un mondo che celebra la conformità , l’essere “diverso” può essere percepito come una minaccia sociale. Il masking sottende, inoltre, necessariamente un senso di profonda inadeguatezza.
Se da un lato il masking può offrire benefici a breve termine (integrazione apparente, minori attriti), il costo a lungo termine è considerevole e invisibile agli occhi di chi non lo vive:
Riconoscere il peso del masking è il primo passo per un percorso di maggiore autenticità e benessere. Non significa abbandonare ogni forma di adattamento sociale (essenziale per convivere), ma distinguere tra adattamento consapevole e camuffamento estenuante.
Ecco alcuni passi per iniziare a ridurre il peso della maschera:
Il masking, sebbene possa sembrare una soluzione immediata per adattarsi, è una pratica che a lungo termine può minare il benessere e l’autenticità delle persone neurodivergenti. Riconoscere il suo impatto è il primo passo per un percorso di maggiore consapevolezza e liberazione. Una società più informata e inclusiva, basata sulla conoscenza professionale delle neurodivergenze, può giocare un ruolo cruciale nel creare ambienti in cui il camuffamento non sia più una necessità vitale, ma una scelta consapevole. Intraprendere un percorso verso una maggiore accettazione di sé e una comunicazione autentica è cruciale per una vita più piena, felice e, soprattutto, vera, sostenuta da una comprensione profonda e da un ambiente accogliente.
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