Testimonianze

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Compassion Focused Therapy

M.D'A.

Psicologa Psicoterapeuta

Silvia è fantastica!! È da un anno che mi segue nel mio percorso come psicoterapeuta in formazione e non posso desiderare tutor migliore di lei. È sempre super disponibile e sempre pronta a darti consigli. Ti dice dove sbagli e ti sprona quando fai bene. Sono cresciuta veramente tanto professionalmente e umanamente grazie a lei❤️❤️❤️

M.I.L.

Psicologa

Ho 26 anni, sono una studentessa lavoratrice fuori sede. Sono nata e cresciuta in una provincia del sud Italia.
Ho sentito il bisogno di iniziare un percorso di terapia nel 2020, per un senso di insoddisfazione e tristezza che ormai mi seguiva da quando mi ero iscritta all’università e riscontrato forti difficoltà nello studiare e fare esami.
Mi è stato suggerito da un tutor che mi faceva ripetizioni,vedendo difficoltà nel mantenere l’attenzione, di essere ADHD, ed è così che sono andata alla ricerca di una psicoterapeuta che poteva aiutarmi a capire il problema.
Premetto che avevo già provato la terapia, per tensioni familiari, A 13 anni giusto poche sedute e a 17 anni insieme alla mia famiglia abbiamo seguito un percorso di terapia familiare che però è stato breve, e nonostante le mie difficoltà a scuola sono sempre state presenti e alla conoscenza di tutti, non mi è mai stato menzionato l’ADHD, ma piuttosto etichettate le mie difficoltà scolastiche come “non impegno”.
Quindi a 21 anni, spinta anche dalle persone attorno a me, decido cosi di iniziare un percorso di psicoterapia, usando come strumento, internet per trovare uno specialista.
Inizio una terapia EMDR, dalla Dottoressa Garozzo, esperta anche di ADHD adulti, come pochi in Italia al periodo.
Il primo percorso è stato molto mirato, è durato circa un anno e mezzo ed è quello che mi ha effettivamente cambiato l’approccio alla vita.
A parte l’essere indirizzata per avere una diagnosi ADHD ufficiale e iniziare anche una terapia farmacologica, il percorso è stato più mirato a individuare i traumi che, gli agenti esterni e un adhd non diagnosticata avevano formato la mia persona.
Le problematiche emerse non erano solo collegate alla mia difficoltà nello studio, ma un senso di inadeguatezza e mancanza di autostima frutto di anni di neurodivergenza non diagnosticata ed etichettata come “pigrizia” o anche stupidità, oltre disagi familiari dovuti alla difficoltà di accettazione da parte della mia famiglia della mia omosessualità.
Dal percorso ho imparato che I traumi non mi hanno reso più forti, come pensavo ma mi hanno danneggiato, inacidito e spaventato.
Questo succede se e solo se i traumi non vengono ascoltati, presi per mano, coccolati e ricollocati.
Chiuso il percorso terapeutico ho cambiato approccio verso di me e verso le persone attorno a me, ho imparato a perdonare e perdonarmi, non a dimenticare ma a contestualizzare e a permettere alla parte più emotiva e senziente di me di uscire allo scoperto.
L’essere più cosciente e stabile mi ha permesso di risanare i rapporti familiari.
Avendo la diagnosi ADHD ho avuto anche la possibilità di informare un mio familiare che ha potuto anche lui ricevere la diagnosi e trovare metodi e modi per affrontare al meglio la vita, senza colpevolizzarsi o sentirsi inadeguati.
A 25 anni, a seguito di una crisi relazionale, decido di tornare in terapia per circa un anno. Non più incentrata sui traumi passati, ma concentrata sul presente.
Vivevo comunque dei dissidi interiori, una parte molto rigida di me che sopprimeva quella parte più emotiva, che con il primo percorso di teoria era affiorata e si sentiva ormai stretta.
Dal secondo percorso ho tratto che, la parte più rigida e severa di me (chiamata affettuosamente in terapia la “Signorina Rottenmeier”) serviva a proteggermi, da emozioni che avrebbero potuto ferirmi, da situazioni che mi avrebbero messo in una posizione “scomoda”
Appreso questo ho potuto capire molte cose su di me, permettendomi di essere un po’ più “centrata” e sicura di poter affrontare anche le emozioni e situazioni spiacevoli da sola senza bisogno di auto tutelarmi sempre.
La terapia non è una bacchetta magica.
Ad ora, a 26 anni, ho un lavoro che mi soddisfa ma non ho ancora terminato gli studi ma ho un atteggiamento sicuramente più rilassato nei confronti dell’Università che rimane il mio obiettivo principale.

CDM

Gestire gli Hobbies, le attività piacevoli e le novità, ovvero, le contraddizioni del mio cervello AuAdhd

Immagina un calderone, lo chiameremo “Il Calderone della Dopamina”, al suo interno butti tutta una serie di ingredienti che esso ti chiede: li
butti dentro al bisogno in base a cosa gli serve. Ogni volta che inserisci l’ingrediente corretto, il Calderone è contento e ribolle tutto (blub blub).
Arriva però un momento in cui, non solo il Calderone non ti chiede nessun ingrediente che conosci ma anche se provi a sceglierne uno tu tra
quelli a tua disposizione e a lanciarlo dentro (plop?), il Calderone non reagisce più nello stesso modo che ti aspetteresti, il liquido al suo interno
non bolle più, è fermo immobile, come se il fuoco fosse stato spento. Ora, invece degli ingredienti soliti, te ne chiede un nuovo, uno che tu non
sai neanche se esista o meno. Provi a cercare per ore (a volte giorni o mesi) ma invano, un ingrediente come quello che stai cercando non
esiste. Esiste però qualcosa di molto simile e quindi, ingenuamente, pensi di provare e vedere, il tuo pensiero è sulla riga di “Dai magari va
bene uguale, alla fina cambia di così poco da quello che mi è stato chiesto, chi vuoi che se ne accorga”. Ma, indipendentemente dalla sua
somiglianza, nel momento in cui provi a buttare nel calderone il nuovo ingrediente, esso viene bloccato dal “Coperchio dell’Autismo” e il
dialogo interiore è, più o meno, quanto segue:
– Au: “No! Questa cosa è nuova, non la vogliamo qui dentro!”
– Tu: “Ma sei tu che mi hai chiesto un ingrediente nuovo da buttare nel calderone della dopamina, perchè adesso non ti va più bene?!”
– Au: “Perché io ti avevo chiesto una cosa nuova uguale ad una vecchia”
– Tu: “Ma non esiste una cosa del genere, se è nuova è nuova e se è vecchia e vecchia”
– Au: “Non mi interessa! Voglio una cosa nuova che sia uguale ad una vecchia e non accetto obiezioni”
Rassegnato, posi il nuovo ingrediente (così faticosamente cercato) nella “Credenza del Magari Dopo”, ti frustri e cerchi di non pensare al fatto
che, quell ingrediente poteva essere la svolta che stavi effettivamente cercando, ma sei conscio del fatto che una volta dato il suo verdetto, il
Coperchio difficilmente cambia idea.
Ecco questo è il modo con cui, il mio cervello AuADHD elabora le attività (soprattutto di svago) che voglio fare, un continuo cercare nuovi stimoli
dopaminergici che però devono essere già conosciuti.

M.M.N.